Capitalismo, Bill Gates, cose Il post per fare un figurone ai party

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Nel caso vi venga voglia di trollare qualche vostro amico che combatte issistema o qualcuno di quelli che ancora aspettano il grande ritorno di Shilvio ecco una strategia che vi farà fare faville: dite che “il capitalismo è figlio della peste nera del 1347”.


La frase ha un alto valore simbolico e, dal punto di vista del potenziale polemico, si apriranno le porte dell’inferno. Potete trovare qualche spunto nella prima parte di questo post, che si articola in 3 sezioni:

1 – Il capitalismo e la peste
2 – Crisi energetica e distribuzione della ricchezza nel mondo
3 – Postcapitalismo, sharing economy e tua madre

Mi raccomando, prestate attenzione che questo post sembra facile ma non è difficile.

Il capitalismo era già là, la peste nera ha fatto solo spazio

Il feudalesimo era un bel periodo di merda. Fondamentalmente perchè si moriva e ci si ammalava che era un piacere e, ciliegina sulla torta, non c’era per niente mobilità sociale. Era un sistema basato sugli obblighi e sui valori (valori del cazzo, ma pur sempre valori). Il sovrano dava in concessione un pezzo di terra più o meno grande (comprese le persone che ci abitavano) ad un nobile che, dopo un giuramento di fedeltà, aveva nei confronti del sovrano certi obblighi, fra cui quello di restituirlo alla sua morte. Il nobile poteva fare la stessa cosa con un nobile di rango più basso e così via. Il credito veniva visto come un’azione peccaminosa. In linea di massima questo era il sistema e se alzavi il dito per dire che non eri d’accordo (o peggio cercavi di raggirare il tuo signore) la cosa più carina che ti poteva capitare era venire legato ad un cavallo e trascinato per il borgo.
E poi ci fu la peste, che ridusse la popolazione Europea di un terzo (i dettagli ve li andate a leggere su Wikipedia). Risultato? C’erano molte meno persone ad occuparsi della terra e i signori feudali erano disposti a chiudere un’occhio sulle regole ancestrali che da secoli irrigidivano la società. L’agricoltura da sola non bastava per sopravvivere e si svilupparono il commercio, il credito e purtroppo le banche. Insomma, agli obblighi ed ai valori veniva sostituito il mercato, o meglio era già lì: abbondanza di offerta (e cioè di terra da coltivare) = diminuzione del prezzo (e cioè dei requisiti per ottenerla). Si passò da un mondo basato sui legami (del cazzo) ad un mondo basato sul denaro. Quello che c’è ancora oggi.

Quindi è una cosa buona?

Non proprio. Bill Gates, noto comunista, ha recentemente rilasciato un’intervista al “The Atlantic” in cui ha criticato il libero mercato ed il settore privato perchè non adatti a condurre l’umanità verso un mondo vivibile.
Non è una novità. Lo scopo del settore privato è in fondo quello di guadagnare di più. E per guadagnare di più bisogna produrre di più, senno ci si ritrova in situazioni simpatiche come quella del 2008 quando ci si è accorti improvvisamente che no, i soldi non crescono sugli alberi e la TV ad un zilione di pollici ed il mutuo sulla terza casa prima o poi li dovrai pagare. Ma la produzione di qualsiasi cosa richiede sempre e comunque ENERGIA. E finora l’unica maniera per produrne in una quantità adatta alle esigenze di noi uomini moderni, che non vogliamo rinunciare al piacere di stare imbottigliati nel traffico per spostarci di 500 metri, sono i combustibili fossili. Il nucleare ha dei rischi da non sottovalutare oltre il problema della gestione delle scorie. Il solare e l’energie alternative, checchè se ne dica, non hanno un alto rendimento. Continuare a utilizzare combustibili fossili significa però continuare ad immettere CO2 nell’atmosfera e contribuire all’aumento dell’effetto serra che, durante il corso del 21esimo secolo, potrebbe far aumentare la temperatura media del pianeta fino a 6,4 gradi in più. Se vi sembrano pochi provate a impostare il condizionatore della vostra auto 6 gradi in più rispetto alla temperatura desiderata. Com’è? Già pronti per il festival dell’ascella pezzata?
Ad ogni modo. Investire nella ricerca di fonti di energia valide e sostenibili per il privato non è conveniente perché non porta alcun ritorno in periodi che, paragonati ad una vita umana, possono essere definiti brevi. D’altra parte alcune delle grandi scoperte che hanno cambiato il mondo, come Internet o i microchip, sono stati all’inizio sviluppati in strutture governative e cioè di uno o più stati.
Poniamoci dunque un paio di domande: abbiamo la responsabilità di consegnare un mondo vivibile alle nuove generazioni? Direi di sì. Vogliamo vivere in un mondo dove il ghiaccio nel negroni non dura più di 5 minuti? Direi di no. Per non contare i benefici minori quali: sopravvivenza di specie vegetali e animali, acqua priva di scorie nucleari, farsi uno shampoo dopo una giornata in giro senza che ti esca il catrame dai capelli.
Se ne deduce che l’unico modo per evitare di vivere in un mondo di sudore e ascelle puzzolenti è mettere l’uomo al centro delle nostre scelte e non il denaro. Concentrare gli sforzi verso strutture pubbliche, che rispondono alla società e non ad un ristretto gruppo di individui, sarebbe la strada da seguire per affrontare una sfida così grande. Bill Gates non ha parlato esplicitamente di “socialismo” perchè è una parola proibita in America eppure i giornalisti che hanno riportato l’intervista, compresi quelli italiani, l’hanno titolata: “Bill Gates: il socialismo salverà il mondo”.
Politiche di ricerca “sociali” dunque come unica possibilità di una vita decente per il genere umano e quindi decisamente opposte al sistema capitalistico come lo abbiamo concepito fino ad ora.

Ma dai, a quest’ora se c’era il comunismo, e i valori occidentali e il benessere

Verissimo, finora ci è andata di culo. Diamo però un’occhiata alla mappa qua sotto che ci spiega la distribuzione del petrolio nel mondo

maggiori-produttori-di-petrolio

non ci vuole Sherlock per capire perchè i principi Sauditi vanno in alberghi da 50.000€ a notte e tu stai mezza giornata su booking per risparmiare 15€. O perchè l’ambasciatore dell’ONU ai diritti umani è un Saudita nonostante la sua terra sia considerata generalmente lontana dagli standard occidentali (pena di morte, tortura, oppressione di minoranze religiose, donne e omosessuali). Dicevamo, i valori occidentali, giusto?

Fra questi spicca sicuramente il mito del “sogno americano”: riassumo per chi fosse stato ibernato e sia stato scongelato solo in questo momento: “sono nato povero e nero in un ghetto ma mi spacco il culo e divento miliardario e a volte anche bianco”. Il mito del self-made man resta però un mito per far spingere il carrozzone alla classe media. Quando vedi un barbone per strada, pensi che appartenga ad un’altra classe sociale rispetto alla tua vero? Forse.
Pensa a come secondo te dovrebbe essere distribuita la ricchezza e a come è effettivamente distribuita.

Economicamente, sei molto più simile al barbone di quanto tu non lo sia all’ 1% più ricco della società.

C’è un bellissimo articolo del Guardian che, se sapete l’inglese, dovreste leggere sennò ve lo riassumo io in maniera molto grezza e imprecisa.
In questo momento è in atto una rivoluzione simile a quella che è avvenuta subito dopo la peste nera: il mondo sta lentamente cambiando, fondamentalmente a causa di internez e della circolazione delle informazioni e cose così. Tre i principali indicatori che il capitalismo è un dinosauro che si estinguerà per fare spazio all’evoluzione ovvero nuovi tipi di capitalismo decentrati e “light”:

1 – La linea fra il lavoro ed il tempo libero diventa sempre più sottile: pensate a qualcosa come Airbnb. Lo fate nei ritagli di tempo ma volendo ci fate anche un piccolo reddito.

2 – La circolazione delle informazioni ha intaccato il classico funzionamento dei prezzi di mercato. E uno dei fattori che determina il prezzo di un bene è la disponibilità delle informazioni su di esso. Non occorre, per esempio, che non ci sia acqua per far alzare il prezzo dell’acqua. Basta che la gente pensi che non ci sia acqua. Con internet questo è sempre più difficile e se tu mi dici che non c’è acqua io mi faccio un giro su trovaprezzi e mi faccio arrivare l’autobotte a casa.

3 – Le cose vengono fatte non solo per denaro. Prendi Wikipedia, dove tutti collaborano aggratisse. il denaro non è più l’unico centro attorno a cui ruotano le azioni umane. Si è formata la sharing economy per cui le informazione ed i servizi vengono condivisi tramite nuove forme contrattuali che entrano ed escono dall’ufficialità (quanti di voi pagano le tasse sui guadagni di Airbnb?).

Ora l’articolo va molto nel tecnico spiegando come persino una delle più grandi aziende di analisi dati americane, il SAS institute, calcola il valore dei suoi dati non solo tramite categorie economiche (come il valore di mercato o il profitto che i dati possono portare) ma anche tramite categorie non economiche.
Insomma, la direzione da prendere adesso è concepire un mondo che metta al centro l’uomo e le sue necessità piuttosto che il denaro. Dove si giocherà la battaglia? Sulla libera circolazione delle informazioni.

The knowledge content of products is becoming more valuable than the physical things that are used to produce them. But it is a value measured as usefulness, not exchange or asset value. In the 1990s economists and technologists began to have the same thought at once: that this new role for information was creating a new, “third” kind of capitalism – as different from industrial capitalism as industrial capitalism was to the merchant and slave capitalism of the 17th and 18th centuries. But they have struggled to describe the dynamics of the new “cognitive” capitalism. And for a reason. Its dynamics are profoundly non-capitalist.

L’ articolo che tira in ballo anche Karl Marx in maniera direi originale, merita sicuramente una lettura.

Detto questo, se cercate che vi dica la morale di questa storia è inutile, perché non la so nemmeno io. Più che altro ho la sensazione che il mondo stia prendendo una certa direzione o si stia avvivinando ad un bivio o che ne so fate voi, in ogni caso l’importante è dire “informazione libera!” senza diventare grillini.
Fine del nastro, alla prossima.

  • Giovanna M.

    Ecco, appunto. Ce la prendiamo con i musulmani intanto ogni volta che accendiamo il macbook per scriverlo compriamo energia dall’Arabia Saudita. Mi piacerebbe dirlo a quello che oggi se la prendono con i “bastardi islamici”. Chiudi le frontiere e poi? Gli arabi ti staccano la luce…

    • Hybris

      Più o meno, non è così semplice come lo descrivi, ma hai centrato il punto e cioè che ci sono persone che credono di poter gestire la politica di uno stato come se si gestisse una festa casa propria, decidendo chi è invitato e chi no.