Asini che votano? Dittatura dell'incompetenza VS elitismo.

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Sarà Settembre. Sarà che sto invecchiando. Oppure che alla fine Facebook ti fa vedere solo quello che vuole lui, spacciandotelo per quello che vuoi tu. Fatto sta che, online e offline, ho l’impressione di vivere in un costante pollaio.


Il fatto che ormai tutti siano esperti di tutto e soprattutto che credano di avere un mandato divino che li obbliga ad esprimere la loro opinione, non è una novità. Sembra però che ci stiamo avvicinando pericolosamente al livello massimo di saturazione, quando tutti parleremo contemporaneamente e non ci sarà più nessuno ad ascoltare. La stessa notizia appare nella mia timeline decine di volte, presa da diverse fonti e con commenti diversi. Cosa aggiunge questo alla mia giornata? Nulla. Solo lo sbattimento di cercare di scremare una marea di spazzatura per raccogliere qualche fatto. Noto inoltre che l’improvvisa discesa verso la mediocrità non riguarda solo i miei contatti sui social.

I quotidiani nazionali, almeno quelli online, diventano sempre peggio ogni giorno che passa.

Sempre più spesso compaiono errori di battitura, come se a controllare gli articoli ci fosse uno stagista pagato troppo poco per fregarsene qualcosa. Sempre più spesso negli articoli manca qualche pezzo delle famose cinque W:

What happened?
Who did that?
When did it take place?
Where did it take place?
Why did that happen?

A volte delle W non c’è nemmeno l’ombra: una massa informe di opinioni basate sul nulla. Altre volte tutti i giornali, contemporaneamente, di punto in bianco danno il follow up di una notizia senza però dirti che minchia è successo prima. Per esempio, questo Febbraio apro lastampa.it e trovo in prima pagina

Caso Panebianco, identificati i partecipanti al blitz

La prima cosa che faccio è andare su qualche altro quotidiano, chessò, corriere.it che titola

Panebianco contestato di nuovo

Oh, ci fosse stato un quotidiano, dico uno, che spiegava la dinamica dell’evento e del perché Panebianco era stato contestato. E niente, abbiamo dovuto aspettare il giorno dopo o scavare negli angoli più nascosti dell’internez per scoprirlo.

Di esempi come e peggio di questi (i giornali, non il film di Pingitore) ce ne sono a bizzeffe, ma sarebbe come sparare sulla croce rossa, ferirla, imprigionarla, fargli credere che è libera di andare a casa e poi ri-catturarla e consegnarla a Ramsey Bolton.
Tutto questo per dire il motivo per cui, dopo aver dato un’occhiata fugace ai quotidiani nazionali, vado a leggere le notizie serie sul sito della BBC. Ma soprattutto per far notare una cosa importante, già enfatizzata dallo Scrofani (che mi piace citare in questa maniera formale per darmi un tono): perché mai gli utenti, la base, insomma, il pollaio, dovrebbe essere migliore di quelle persone o organizzazioni che dovrebbero essere da esempio? Perché si pretende l’eccellenza da un paese di persone informate da quotidiani mediocri? Per dire, in Gran Bretagna hanno la BBC e la gente ha votato la Brexit perché aveva paura che gli immigrati arrivassero nelle campagne, che cosa vogliamo aspettarci noi che alla RAI abbiamo i servizi sulle madonne che piangono? L’articolo dello Scrofani si focalizza sui social media e sul fatto che siano in realtà progettati come dei parchi giochi per bambini stupidi. Fai una tavola rotonda su Facebook, che è progettato per dare risalto al nostro ego? Risultato: tutti parlano e nessuno ascolta = pollaio. Vuoi risaltare in mezzo a milioni di persone usando 140 caratteri così scrivi ogni giorno battute stupide o frasi “filosofiche” banali? Risultato: milioni di battute stupide o frasi banali sul senso della vita = pollaio. E poi c’è Instagram, dove possiamo fare vedere quanto siamo fighe/fighi/maestri della fotografia ma dove la banalità è semplicemente comunicata con immagini anziché con parole.

La banalità potrebbe sembrare qualcosa di passivo e innocuo

Non lo è. Forse la frase “la banalità del male” l’avrete già sentita da qualche parte. Mentre Hannah Arendt si rivolta nella tomba, provo a spiegare questo concetto in un paio di righe: gli olocausti vengono compiuti non da pochi geni del male ma da masse di persone normali, semplici, “banali” e a volte stupide che riempono le loro vite vuote con ideologie che li de-responsabilizzano, per quanto violente e assurde. Nelle loro teste i soldati nazisti non stavano compiendo nessuna atrocità, stavano, banalmente, eseguendo degli ordini. Mentre davanti a loro si consumavano gli orrori dei campi di sterminio, nella loro testa era una giornata come tutte le altre. Diceva Churchill che il miglior argomento contro la democrazia sono cinque minuti di discussione con l’elettore medio. Non per niente, Hitler è salito al potere democraticamente. Promettendo cose impossibili da realizzare. Additando la colpa di tutti i disagi a una casta che, a suo dire, dissanguava la società. E proponendo l’ascesa del partito nazista come una panacea per tutti i mali della Germania. E le persone, dalle menti semplici, ci credevano. Credevano di essere addirittura degli eletti, credevano di capire cose che gli altri avrebbero capito solo con la forza. Ed invece stavano solo sprofondando nella loro banalità. Ricorda qualcosa?

La contemporanea saturazione del banale viene dunque dall’alto (politici, giornali, influencer) e dalla base, creando una spirale che sembrerebbe impossibile da rompere. La gente muore perché pensa che le medicine siano un complotto di Big Pharma, tu provi a farli ragionare e loro ti scaricano addosso una valanga di merda.

devono votare anche gli ignoranti 2

Questo comportamento apparentemente insensato è una delle conseguenze dell’effetto Dunning e Kruger. Dunning e Kruger non sono delle merendine tedesche ma due ricercatori statunitensi che, dopo aver condotto degli studi sociologici, sono giunti alla conclusione che le persone incompetenti tendono a sopravvalutare le proprie capacità in maniera direttamente proporzionale alla loro incompetenza. In soldoni, più non sai un cazzo più credi di sapere. La ragione è che l’abilità necessaria a fare qualcosa è la stessa che ci permette di valutarne i risultati. Per questo giudicarsi da soli è molto difficile, ci vogliono obiettività e controllo dei risultati. Molto più semplice, per quanto scomodo, è essere giudicati da qualcun altro che ha livelli di competenza superiori al nostro. Tipo quando facciamo gli esami. Tutto ciò è spiegato molto bene in ques’articolo di Amedeo Balbi, astrofisico, che ci dice come

Gli incompetenti, secondo Dunning e Kruger, non giudicano la propria abilità in base all’effettivo confronto dei risultati a lungo termine con quelli del resto delle persone. Al contrario, partono con una idea preconcetta sul proprio grado di preparazione (“sono bravissimo”) e tendono a cercare conferme – in realtà inesistenti – nei risultati. […] Voi capite che l’effetto Dunning-Kruger ha aspetti drammatici. Può portare qualcuno a convincersi, che so, di poter allenare una squadra di calcio di serie A. Che ci vorrà mai. Oppure di aver risolto problemi su cui gli scienziati si dibattono da decenni – via, due paginette di associazioni mentali in libertà da spedire a tutti i fisici del pianeta per informarli di aver trovato la teoria del tutto. Oppure che si può produrre energia economica e pulita in grande quantità, basta volerlo forte forte. Stupidi noi a non averci pensato prima.

C’è però un barlume di speranza e cioè che se uno comincia a studiare seriamente, per esempio aprendo un manuale di introduzione alla fisica nucleare, diventa più critico verso se stesso e finisce per riconsiderare le proprie valutazioni iniziali.
Non è di quest’avviso Samuele di Blog Zero secondo cui un incompetente non rivaluterà il proprio pensiero anche se messo di fronte all’evidenza. Per cui nel suo blog troviamo la proposta, condivisibile, di mettere un semplice test su ogni scheda elettorale, giusto per essere sicuri che chi vota si ricordi almeno nome e cognome del proprio candidato . David Harsanyi del The Federalist è più o meno sulla stessa linea di pensiero: stabiliamo un esame di cittadinanza, in cui per superarlo bisogna rispondere a tre domande semplici, anzi, semplici in maniera imbarazzante.

dittatura incompetenza

Procedendo su questa strada entriamo però in un territorio tabù che evoca scenari che di giusto hanno ben poco. Negli anni 50/60, in teoria, gli afroamericani avevano diritto al voto ma le amministrazioni locali avevano facoltà di sottoporli ad un “test di cittadinanza”. Secondo voi quanti di loro effettivamente riuscivano a votare?

– Quanti giudici di contea ci sono in Alabama?
– 67.
– Elencali uno per uno.

Quando – e se – ci immaginiamo delle dinamiche elitarie diamo per scontato che, nel caso venissero applicate, noi saremmo inclusi nella parte giusta, quella “competente”. E se non fosse così? C’è sempre lo spettro che un sistema del genere possa permettere ad una parte della popolazione di erodere i diritti di un’altra.
Però, passiamo dall’altro lato della bilancia. Viviamo in un’epoca dove la facilità di accesso all’informazione ha raggiunto dei livelli senza precedenti. Abbiamo il problema opposto, ovvero la troppa informazione. In un mondo come questo, l’ignoranza è una scelta. E chi è ignorante, votando, condiziona la politica e quindi la vita di tutti gli altri. Ammettiamolo: il suffragio universale, fondamento delle moderne democrazie, per certi aspetti è una dittatura dell’incompetenza.
Sono pronto a scommettere che questo sarà uno dei temi principali del dibattito degli scienziati politici dei prossimi anni. Non sarà più uno scontro destra contro sinistra. Sarà uno scontro, come spiega James Traub in quest’articolo su Foreign Policy, fra quelli che ragionano e i folli arrabbiati.
Gli “arrabbiati” sono stati il bacino elettorale più in crescita negli ultimi anni, in Europa come in America. Gli elettori di Trump, M5S, l’ultra destra in Germania e via dicendo sono legati da un filo conduttore che affonda le sue radici nella crisi esistenziale dell’uomo contemporaneo. E non posso non citare Fight club, per quanto sia “cheesy”:

Solo che, invece di prendersi a pugni, fanno le catene di Sant’Antonio kontro la kasta su Facebook. E votano alle elezioni.

Proposta utopica ma mica tanto: mettiamo il test anti-stupidi sulla scheda elettorale. Nessun quesito di fisica nucleare o roba simile ma domande tipo: cognome del candidato scelto o nome del presidente del consiglio, più altre due stronzate di logica generate in maniera random, roba da quinta elementare. Anche in caso di risposte sbagliate la scheda resta valida, ma facciamo un bel reality check, ci guardiamo in faccia e ci diciamo: “ma dove cazzo dobbiamo andare?”.

Come resistere a questa carrellata di ignoranza? Semplice, con “Hybris a nastro”! (parte la musichetta). Vi piacerebbe che questo blog diventi qualcosa di più grande? Vi piacerebbe scrivere e pubblicare articoli qui? Se si, su cosa?

Per i più pigri: c’è la possibilità che faccia un “rebranding” detto in soldoni vorrei dare al blog un sottotitolo più umano. Un po’ come hanno fatto quelli di Kurzgesagt che adesso si chiamano anche “In a Nutshell”. Per cui vi chiedo: secondo voi quale sarebbe il sottotitolo giusto per questo blog? Le vostre idee brillanti nei commenti o nei social saranno apprezzate.

In altre news: qua non si scherza un cazzo, Hybris a nastro è in prima (seconda) pagina su Google per il termine di ricerca “sucare”. Sono soddisfazioni (insert irony here).

  • http://www.blogzero.it/ Samuele Blogzero

    Grazie per il backlink.
    La democrazia è un sistema di governo che ha dato buoni risultati, ma può e deve essere migliorata con le conoscenze che abbiamo acquisito in decenni di elezioni. Mettere dei minimi check di conoscenza sulla scheda non è “elitario” è “scrematura degli idioti”, penso siano tutti d’accordo (anche gli idioti, perchè non sanno di esserlo).

    Io avevo proposto nome-cognome del candidato, ma anche scrivere la sigla del partito (invece che fare una X sul disegnetto) può già dar vita a un 5% di schede nulle, secondo me. Iniziamo così, poi vediamo come va’…

    p.s. io sarei per togliere il voto agli over 80 (sono troppi e influenzano il voto con il loro conservatorismo), ma quello è un altro discorso

    • http://www.hybrisanastro.com Hybris a nastro

      Grazie a te e anzi, mi sa che ho messo un paio di nofollow dove non ci dovrebbero essere, correggo asap.
      Il termine “scrematura degli idioti” mi piace anche se per vendere questo concetto bisognerebbe trovare un altro nome tipo, appunto, test di cittadinanza.
      Sugli over 80 non sono d’accordo e lo troverei discriminatorio, non si può fare di tutta l’erba un fascio e cmq prima o poi – si spera – a 80 ci arriveremo anche noi.
      Sarebbe in ogni caso un cambiamento non da poco, al pari di una rivoluzione e non credo ci sia alcun partito che si accollerebbe un tale dito al cu… ehm, responsabilità solo per amore di un’idea di giustizia non condivisa da tutti.

      • http://www.blogzero.it/ Samuele Blogzero

        Certo che arriveremo ad 80 anni anche noi, e sarò ben felice di lasciare ad altri la scelta di chi e come mandare avanti il paese: io ho già dato!
        Non è una questione discriminatoria, è una questione di ribilanciamento tra settori della popolazione, stiamo arrivando in una fase in cui il 30% sarà over 65 (adesso è al 21% dati e previsioni ISTAT), non è un bene da molti punti di vista, anche quello del voto.

        Poi ci sarebbe anche da riformare il meccanismo di voto, mi ero studiato il meccanismo australiano e secondo me è geniale:
        http://www.blogzero.it/2013/03/01/democrazia-ti-meriti-di-meglio

        (essendo piuttosto complesso inevitabilmente porterà ad un maggior numero di schede nulle: MEGLIO! Chi non lo capisce è giusto che non voti)

        Buona giornata

        • http://www.hybrisanastro.com Hybris a nastro

          Niente, sugli 80 let’s agree to disagree. Secondo me non è importante l’età ma che ti funzioni il cervello. Popper è morto a 92 anni e se pensi che una proposta come questa avrebbe privato una persona come lui del diritto di voto per 12 anni… E lo so, per ogni Popper ci sono 1000 contadini.
          Per quanto riguarda il metodo australiano, applicato qua rischieremmo di avere dei risultati alla cazzo di cane secondo me, perché dopo il primo simbolo la gente metterebbe preferenze a caso (intendo le schede non nulle).
          Comunque sia, la democrazia 2.0 te l’appoggio, ora bisogna trovarle un nome meno grillino.

  • Marco Ferazzani

    Cavolo pensavo non scrivessi più…
    Dovevi sottotitolare il sito “post ogni (primo) lunedì (del mese) su due, più o meno”.
    Scrivi bene, mi piacerebbe trovare sul web cose come questo sito molto più spesso, invece come dici te il 99% è mangime per polli, e si passa più tempo a “spennare” che a leggere qualcosa di interessante. Il problema è che tutte le volte è così, non è che google impara dalle mie scremature…
    La mia domanda è: pubblicando un post come questo su facebook, non troppo impegnativo ma oltre i 140 caratteri, quanta gente è disposta a leggerlo? Non so perché ma ho paura a conoscere la risposta.

    Ad ogni modo cerca di scrivere più spesso!

    • http://www.hybrisanastro.com Hybris a nastro

      Eh si, devo cambiare sottotitolo, ultimamente non ho scritto spesso! Anche per questo vorrei coinvolgere altre persone, per dare al blog più regolarità.
      Per scrivere un post come questo (ed evitare di pubblicare minchiate) ci vogliono ricerche e tempo ed alla fine ti assicuro che i lettori veramente interessati (quelli cioè che stanno sulla pagina per un tempo sufficiente a leggere l’articolo) sono pochi.
      Sul fatto che Google non impari le tue scremature… beh io sarei contento, sennò vuol dire che veramente abbiamo (hanno) livelli di controllo fastidiosi!
      Grazie per l’apprezzamento comunque, cercherò di “ingrandirmi” e scrivere con maggiore frequenza. Nel frattempo, posso chiederti quale sottotitolo più comprensibile per “l’uomo della strada” daresti a questo blog?